Morire di frontiera. Accade da vent'anni lungo i confini dell'Europa. Sono soprattutto naufragi, ma non mancano incidenti stradali, morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi, piuttosto che uccisi da un'esplosione nei campi minati, dagli spari dell'esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia o in qualche container. Fortress Europe, una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime delle frontiere, calcola che siano 13.148 le morti documentate. Questi sono i punti che i migranti hanno già accumulato. Nel silenzio di tutti.
Il 2 novembre credenti e non credenti fanno insieme memoria dei morti. È un giorno dove si incontrano pietas credente e pietas umana. Proponiamo perciò un momento di pietas per queste migliaia di uomini, donne, bambini che sono sepolti non solo in fondo al mare o in qualche sperduto campo, ma anche nella memoria e nella considerazione dei più. La chiesa del Suffragio coltiva la memoria dei “Caduti di tutte le guerre”: anche le migrazioni assumono oggi, come sempre nella storia, l’apparenza e le conseguenze di una guerra. È un nuovo massacro che lascia cadaveri senza nome né volto. La condizione di migrante è una condizione di "non cittadinanza", che rende milioni di esseri umani dimezzati e alieni rispetto alla comunità dove vivono o muoiono, e arriva a disgiungere il migrante dalla stessa dignità di essere umano.

La sera di venerdì 7 novembre – alle ore 21 nella cripta della Madonna del Suffragio (Corso IV Novembre) sarà celebrata una Messa per tutti quelli che sono “clandestini” anche nella morte. dwf
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