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"La coscienza del cristiano è impegnata a proiettare nella sfera civile i valori del Vangelo" ____________________________________________________________________________________________________________________

venerdì 28 dicembre 2007

Costituzione: questa sconosciuta

Celebriamo il sessantennio della Costituzione della Repubblica senza entusiasmi e senza particolare attenzione: a troppi la Carta fondamentale dello Stato sembra vecchia, superata e non più adeguata alla situazione del Paese. Le cause sono molteplici; e tuttavia, benché si possa ammettere, e generalmente si ammetta, che alcuni istituti dello Stato (il bicameralismo, i sistemi elettorali incautamente riformati, la figura del premier…) siano inadeguati, sono gli impianti fondamentali della nostra Repubblica, sanciti dalla Carta ad essere scarsamente conosciuti e quindi, molto spesso, irrilevanti.

Il fatto è che la scarsa cultura civica della maggioranza degli Italiani consegue proprio una mancata ricezione dei valori che fondano la Nazione italiana, rinata dopo la caduta del fascismo. Si tratta di valori che dovrebbero essere condivisi e che danno senso alla democrazia; una democrazia solidale perché propone e promuove i diritti individuali in spirito di solidarietà, finalizzando la stessa libertà alla crescita comune dei cittadini, anche di quelli che, lasciati alla sola competizione, non sarebbero in grado per vari motivi, di realizzare il pieno ed integrale sviluppo della loro personalità.
Ne abbiamo parlato spesso ed in più occasioni; ora basti la constatazione che questi fondamentali di libertà coniugati con la solidarietà ed i riconoscimenti del merito individuale promosso, non solo e non tanto per il successo del singolo, ma per la crescita della comunità nazionale ed a favore di tutti e dei
singoli cittadini, questi fondamentali (va ribadito)non sono percepiti nella loro giusta dimensione.
Le ragioni sono molteplici; alcune però sono di pura e semplice constatazione di fatto. Intanto la nascita della democrazia repubblicana è nata su fenomeni storici ed eventi fondanti, non riconosciuti dalla totalità della nazione; il 25 aprile, giorno della liberazione dal totalitarismo di Stato e dunque di ripresa del processo democratico è stata percepita come sconfitta da una parte, sia pure minoritaria degli Italiani: non abbiamo, come nazione, un 14 luglio, una data analoga a quella di Francia. In effetti il movimento della Resistenza oltre ai combattenti per la libertà (ottantamila? duecentomila?) ha visto la partecipazione di appoggio o la presenza interessata, o la presenza obbligata di chi era coinvolto suo malgrado nelle vicende della guerra attraverso tutto il Paese. Queste presenze sono state spesso liquidate con l’espressione di attendismo; sta di fatto che hanno creato una consapevolezza, una coscienza di opposizione alla violenza ed alla guerra, un giudizio di condanna della prepotenza totalitaria.
Il riconoscimento di questa coscienza e di questa consapevolezza, da parte del giudizio storico avrebbe potuto creare il filo dell’unità della nazione attorno agli eventi fondativi della nostra democrazia solidale. Purtroppo questo non è avvenuto: i protagonisti diretti di quegli eventi, meritevoli di gratitudine da parte degli Italiani, hanno però ritenuto, e troppo a lungo, di essere gli artefici pressoché esclusivi della rinascita nazionale e, soprattutto degli esiti democratici, assolutamente straordinari dell’Italia.
La conseguenza fu e permane di lungo periodo e si risolve nella scarsa considerazione, da parte di una nutrita maggioranza degli Italiani, di una carta costituzionale che sarà anche da modificare in alcune sue parti, ma che contiene dei fondamenti straordinari di maturità democratica; l’ignoranza, soprattutto generalizzata, non nasce, di solito, soltanto da volontà insufficiente.

Altra questione attiene la minoranza degli Italiani che hanno scelto soluzioni non coerenti e antitetiche a quelle resistenziali e che di conseguenza non si sono ritrovati, di fatto, con le ovvie conseguenze democratiche. Premetto ciò che in altre sedi ho avuto modo di sottolineare: non si possono mettere sullo stesso piano coloro che hanno combattuto per la liberazione dell’Italia dal totalitarismo e coloro che, pur in buona fede, hanno scelto la difesa del nazi/fascismo. E tuttavia, a prescindere dalla buona fede, troppo tardi è stato riconosciuto il loro contributo di sangue e la persecuzione cui furono sottoposti, anche dopo il 1945 e dunque senza più ragioni militari e/o politiche: gli studi e le ricerche sulle foibe ne costituiscono esempio e prova. Un riconoscimento tempestivo ed adeguato, senza escludere il giudizio di riserva sulle scelte fatte da questa parte degli Italiani, avrebbe forse contribuito al recupero dell’unità della nazione attorno ai valori democratici espressi dalla carta costituzionale ed una più incisiva conoscenza della stessa. Purtroppo questo riconoscimento è stato contestuale ad un attacco ai riferimenti fondativi della nostra democrazia, all’omologazione dei giudizi, al populismo più sfacciato ed alla banalizzazione della politica. Forse troppo tardi, certo fuori luogo.
Agostino Pietrasanta

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